Capannori città a Rifiuti Zero

Capannori città a Rifiuti Zero

Progetto Rifiuti Zero

Siamo a Capannori, città della Toscana, dove la differenziata supera l’80% e dove le tasse sulla spazzatura sono le più basse del Paese.

Quella che nel resto d’Italia si chiama “spazzatura” qui invece è stata rinominata “risorsa”.

La raccolta porta a porta impegna sessanta addetti, molti giovani assunti in forma regolare e stabile dal comune.
I cassonetti, a Capannori, non ci sono più.

La città è divenuta baluardo dell’ecosostenibilità già dal 1995, quando un maestro elementare, Rossano Ercolini, si espose in prima linea contro una proposta per la costruzione di un inceneritore.

Propose ai propri alunni di separare tutto quello che si poteva, aprendo e svuotando un sacchetto della spazzatura sulla propria cattedra. In questo modo insegnò loro la differenza tra spazzatura (l’insieme dei rifiuti) e la risorsa (la differenziata). E da allora la mentalità e l’approccio quotidiano dei cittadini di Capannori, è centrato sullo sviluppo ecosostenibile.

Il maestro è diventato famoso. In aprile ha ricevuto negli Stati Uniti il Goldman Environmental Prize, definito il “Nobel per l’ambiente”. Centocinquantamila dollari subito impegnati nell’associazione Zero rifiuti e nel relativo centro studi.

Il lavoro di Rossano Ercolini non è stato semplice. Come comitato del no all’inceneritore fece molte assemblee in città e in tutte le quaranta frazioni per spiegare che se la gran parte dei rifiuti si fosse eliminata, avere un inceneritore non avrebbe avuto senso.

La strada è stata intrapresa: solo dal 2005 ad oggi il carico dei rifiuti è sceso del 37,7 per cento.

In un’Italia dove contro discariche e inceneritori ci sono stati tanti baluardi ma pochissime idee, la storia di Capannori dovrebbe essere studiata a scuola.

Il sindaco Giorgio Del Ghingaro è convinto che nel proprio comune ci sia stata una rivoluzione culturale.

Nel risolvere un problema la popolazione si è trovata unita:
oggi 47 mila cittadini fanno cose mai fatte prima.

C’è una forte partecipazione civica per fare il bene del proprio Comune. E questo secondo lui è il vero scopo della politica.

Capannori nel 2007 è stato il primo Comune ad iscriversi all’associazione Rifiuti Zero. La raccolta differenziata con raccolta porta a porta arriva oggi all’82 per cento, con picchi del 90. Obiettivo del sindaco è di arrivare a zero nel 2020.

Ultimamente è iniziato il progetto “tariffa puntuale”: ogni sacco per l’indifferenziata consegnato ai cittadini ha un chip con il codice del consumatore. Meno rifiuti consegni, meno paghi. Con questo progetto le tariffe oggi sono fra le più basse della Toscana e si è riusciti così ad assumere i sessanta giovani che fanno il porta a porta.
I rifiuti qui sono un pozzo d’oro.

Ogni volta che ci si deve sbarazzare di un oggetto si consegna in uno dei punti di raccolta. Quello che è davvero da gettare va smontato per recuperare rame dalle lavatrici, metallo, legno; il resto può servire agli altri.

Ora i Comuni italiani RZ sono 134 e fra loro c’è anche Napoli.

L’ultima battaglia è contro le cialde per il caffè. Se ne consumano circa un miliardo l’anno. Ogni capsula contiene dodici grammi di polvere che potrebbero essere usati in agricoltura.

La richiesta alle aziende è di fare capsule diverse, riciclabili. Le risposte stanno arrivando.

Il progetto Rifiuti Zero in 10 punti

Il progetto Rifiuti Zero in 10 punti

Progetto Rifiuti Zero

1. Separazione alla base: regolare la raccolta differenziata. Il coordinamento dei rifiuti non è un problema tecnico, ma logistico, il valore aggiunto non è la tecnologia, ma il coinvolgimento della comunità che collabora per la sostenibilità ambientale.

2. Raccolta porta a porta: pianificare una raccolta differenziata “porta a porta”, è l’unico sistema idoneo capace di raggiungere in tempo brevi e su ampio raggio percentuali oltre il 70%. Quattro contenitori: organico, carta, multi materiale e residuo, il cui ritiro è previsto in base ai giorni prestabiliti della settimana.

3. Compostaggio: attuazione di un impianto di compostaggio da immaginare soprattutto nelle campagne di facile utilizzo, quindi, da parte degli agricoltori.

4. Riciclaggio: creazione di impianti per il riutilizzo dei materiali, con lo scopo di reinserirli nella filiera produttiva.

5. Diminuzione dei rifiuti: distribuzione del compostaggio domestico, sostituzione delle stoviglie e bottiglie in plastica, uso dell’acqua del rubinetto, acquisto di latte, bevande, detergenti, etc alla spina, sostituzione delle buste per la spesa in plastica con quelle di tessuto riutilizzabili.

6. Riparazione di oggetti per riutilizzarli: studiare centri attrezzati per la riparazione in cui beni durevoli (mobili, vestiti, infissi, sanitari, elettrodomestici) vengono riparati per essere rivenduti. Questo costituisce circa il 3% del totale degli rifiuti, ma con un grande valore economico, può diventare un’ottima resa occupazionale.

7. Tariffazione: inserire sistemi di tariffazione che facciano pagare le utenze in base a quanto si sia riciclato premiando il comportamento integerrimo dei cittadini incoraggiandoli in acquisti più consci.

8. Rivalorizzazione dei rifiuti: recupero e selezione dei rifiuti, per impedire che rifiuti tossici possano essere inviati nella discarica pubblica.

9. Ricerca e riprogettazione: quindi il recupero, la riparazione, la riprogettazione industriale degli oggetti non riciclabili, la garanzia di un feedback alle imprese sono i punti focali da cui partono nuovi stili di pensiero e di vita, fatti di buone pratiche di acquisto, produzione e consumo.

10. azzeramento rifiuti: entro il 2020 raggiungere l’azzeramento dei rifiuti. Rifiuti Zero diviene “opportunità” per un ampio cammino di sostenibilità.